Il tempo di un sogno, il segno di un uomo: Grazie Mister!

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di Giorgio Miola

Il risveglio di una larga parte della tifoseria biancoscudata, il giorno dopo l’inatteso annuncio dell’esonero di Mister Andrioletti, è stato tutt’altro che semplice. C’è stato smarrimento, incredulità, quasi un senso di vuoto. Basta scorrere le opinioni degli sportivi padovani per cogliere un sentimento comune: la scelta della società non è stata condivisa e, soprattutto, si è spezzato qualcosa di speciale. Quel legame autentico, fatto di empatia e fiducia reciproca, che si era creato tra il tecnico e l’intero ambiente.

Sono stati quasi due anni difficili da dimenticare. Due anni intensi, vissuti con passione, culminati nella splendida cavalcata verso la Serie B e proseguiti con un inizio più che dignitoso nella nuova categoria. Lo ha ricordato lui stesso, con parole semplici ma cariche di emozione, nel breve e toccante saluto agli ultras: lascia un Padova salvo, nonostante le difficoltà dell’ultimo periodo. Un dettaglio che, oggi più che mai, merita di essere sottolineato.

È vero, Andrioletti ha pagato un girone di ritorno complicato: solo 9 punti in 13 partite raccontano una flessione evidente. A questo si è aggiunta la gestione non semplice degli innesti del mercato di gennaio, arrivati — fatta eccezione per Di Mariano — in condizioni fisiche tutt’altro che ottimali. Una situazione che ha costretto il tecnico a continui aggiustamenti, cambi di modulo e soluzioni d’emergenza che, inevitabilmente, hanno finito per snaturare l’identità della squadra.

Eppure, il cuore del gruppo non ha mai smesso di battere. I giocatori della “vecchia guardia”, protagonisti della promozione, hanno continuato a dare tutto, dimostrando di poter stare a pieno titolo nella categoria e rappresentando, fino all’ultimo, il vero motore della squadra. Diverso, invece, il contributo di alcuni nuovi arrivi, frenati da una condizione fisica precaria e da lunghi periodi lontani dal campo.

Resta allora una domanda, inevitabile: era davvero necessario arrivare a questa decisione? Colpisce il contrasto con le dichiarazioni del post-derby, quando la volontà di proseguire con Andrioletti sembrava chiara e condivisa. Poi, appena quattro giorni dopo, la svolta. Un esonero maturato dopo novanta minuti sfortunati, in cui però la squadra ha dimostrato, con i fatti, di essere ancora al fianco del proprio allenatore. E sembrano lontanissime — quasi dissolte nel tempo — anche quelle parole che parlavano di un progetto, di un ciclo importante da costruire insieme, suggellato da un contratto triennale.

Da oggi Matteo Andrioletti non è più l’allenatore del Padova. È una realtà con cui bisogna fare i conti. Ora è tempo di guardare avanti, accogliere il nuovo tecnico e accompagnarlo in un percorso che ha un obiettivo chiaro e imprescindibile: la salvezza. Un traguardo che riguarda tutti, perché è l’intera città a sentirlo come una priorità.

Ma il ricordo di Andrioletti resta. Resta la sua competenza, la cura quasi artigianale nella preparazione delle partite, la sua educazione, il rispetto dimostrato verso ogni componente dell’ambiente: dai giornalisti ai tifosi. E resta, soprattutto, quel rapporto umano, diretto e sincero, che lo ha reso uno di noi. Un allenatore capace di entrare nel cuore della gente, come pochi prima di lui. Non a caso, ogni suo ingresso in campo è stato accompagnato da un applauso vero, sentito, affettuoso.

Ciao Matteo. Siamo certi che il tuo percorso ti porterà lontano, su palcoscenici importanti, perché il valore, alla lunga, trova sempre la sua strada. Qui lasci qualcosa che va oltre i risultati: lasci un segno. Profondo, autentico, indelebile.

E allora non è un addio. È un sincero arrivederci. Perché, in fondo, nel calcio come nella vita… certe storie non finiscono mai davvero.